I girovaghi dalla Fiera al Luna Park

La ricerca del divertimento, del piacere prodotto dalle varie forme di spettacolo (naturale, sportivo, artistico) è un’esigenza che probabilmente nasce con l’uomo stesso, perchè introduce lo straordinario nella vita quotidiana, l’eccezione nella necessaria banalità della regola. E la Fiera, nata nel medioevo intorno al Mille con funzione commerciale, offrì fin dalle sue origini un’immagine festosa di grande mercato delle merci, uno spettacolo di colori, di suoni, di richiami, di folla vociante e rumorosa.

La Fiera era poi spettacolo di varia umanità: ombrellai, stagnari, arrotini, ciarlatani, scrivani, sensali, imbroglioni, ladruncoli, questuanti, ingenui visitatori. Fra tutti primeggiavano gli imbonitori, cioè i venditori dotati di un fascino magnetico: fantasia, mimica, fluidità di parola che incantavano un pubblico curioso e spesso ingenuo. E pertanto le fiere costituivano anche uno straordinario palcoscenico naturale sul quale si esibivano compagnie di guitti, artisti ambulanti e girovaghi, cantastorie, lanternisti, saltimbanchi, acrobati, teatranti: tutti ugualmente spinti dal bisogno e quasi mai da libera scelta. Si trattava di poveri diseredati, disoccupati, costretti ad una dolorosa girandola di invenzioni per meravigliare il pubblico e sopravvivere.
Fu all’interno della Fiera mercantile, in questo spazio aperto allo spettacolo e al divertimento che, accanto a forme di teatro popolare, si presentarono nel 1700 anche spettacoli di fenomeni umani, serragli di animali e i primi rudimentali giochi, come altalene e semplici giostre mosse a mano dall’uomo.

La Fiera di allora aveva una triplice funzione: era luogo di commercio, luogo delle esibizioni di venditori-imbonitori e di artisti girovaghi, e infine luogo di scambio di informazioni per gente assetata di notizie in un periodo storico in cui non esistevano mezzi di comunicazione stabili: in un mondo senza scuole, senza libri, senza giornali, senza televisione, senza telefono e senza Internet, la piazza era l’unica occasione di incontro fra persone provenienti da ambienti diversi e lontani, un centro di aggregazione sociale con un’importante valenza culturale, in quanto luogo di produzione e di consumo di spettacolo.

I cantastorie, gli spettacoli di marionette e burattini, la commedia dell’arte, le lanterne magiche, i serragli degli animali esotici, i padiglioni delle scienze e i musei anatomici ambulanti resero visibile la storia, la scienza, la cronaca a folle di analfabeti che non avevano altri mezzi di apprendimento. Le stesse invenzioni e scoperte del XIX° secolo, la macchina a vapore, l’elettricità, la fotografia, il cinema, ebbero ampia diffusione e vennero conosciute a livello popolare proprio nelle fiere e nei parchi di divertimento.

La Fiera è stata per secoli – e fino a pochi decenni fa – un’autentica scuola di apprendimento attraverso le varie forme di spettacolo popolare, tanto che il livello culturale della popolazione era determinato dalla frequenza delle fiere.

Questo avveniva nel mondo preindustriale. Intorno alla metà del 1700 il processo di trasformazione della Fiera segnò una tappa decisiva. Con l’avvento dell’industrializzazione e l’innescarsi del processo capitalistico le merci uscirono dalla Fiera trovando nuovi sbocchi e più rapidi canali di scambio ( treni, negozi, empori, esposizioni,ecc.). La Fiera medioevale delle merci entrò in crisi e divenne principalmente occasione di divertimento con i primi giochi meccanici e le prime giostre di altalene.

Agli inizi del ‘900 in Italia con le Esposizioni Universali si completò la trasformazione della Fiera che divenne Parco dei divertimenti con l’affermazione della giostra. Fino ad allora la Fiera aveva offerto divertimento attraverso le sole risorse umane, senza mezzi meccanici; con lo sviluppo industriale gli spettacoli mutarono veste ed acquisirono nuove tecnologie per attirare il pubblico, le quali costrinsero gli artisti ad un progressivo abbandono delle piazze, perchè non più adeguatamente remunerative.

E siamo alla storia più recente: dagli anni Cinquanta in Italia (dagli inizi del ‘900 in Europa) l’impiego dell’energia elettrica, il grande sviluppo tecnologico e la disponibilità di materiali più leggeri e resistenti hanno consentito la nascita delle giostre di vertigine e del brivido e così il Parco dei divertimenti è diventato Luna Park, una struttura che risponde alle nuove esigenze dell’utenza, attratta dai movimenti violenti e dalle forti emozioni. Oltre tutto, esso oggi tende a divenire struttura permanente, mettendo in crisi ciò che per secoli ha rappresentato lo spettacolo viaggiante.

Seppur profondamente mutato nelle funzioni originarie proprie della Fiera-mercato, il Luna Park è la nuova piazza cittadina e la Giostra, assieme al Circo, è quanto rimane dello spettacolo popolare itinerante. Le luci abbaglianti, le vivaci decorazioni e le coinvolgenti musiche assolvono in maniera più impersonale, ma più efficace per i nostri tempi, al ruolo ricoperto anticamente dagli imbonitori.

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