La prima legge che regolasse gli artisti di strada

Vengono definiti nei modi più svariati. Trasandati, fannulloni e fastidiosi quelli che vanno per la maggiore. Se provi però ad andare poco oltre l’aspetto fisico e l’apparente pochezza di mezzi, scopri che fanno parte di un mondo veramente molto bello, pieno di sentimenti e sensazioni, capace di affascinare le persone che lo guardano con sincerità.

Ogni artista o gruppo di artisti ha una sua storia, un suo stile, un suo modo di comunicare. Puoi trovare l’immobilità e stupirti di come molte persone si fermino a guardarla. Puoi trovare un’orchestra che freneticamente sbuca da tutte le vie intonando melodie balcaniche. Puoi trovare Luciana, che con grande poesia tenta di conquistare il suo amato impermeabile.
Spesso mi è capitato di provare stupore e ammirazione verso quello che vedevo, ma poi, ho capito che niente era frutto di particolari trucchi o magie. E’ il risultato di tanto lavoro, ore di prove e grande passione. L’aggiornamento è continuo, come la creazione di nuovi numeri o personaggi. Miriam mi spiegava che tutto quello che vedevo era l’unione dello studio accurato di movimenti del corpo e espressioni facciali con il lavoro di stile necessario alla confezione degli abiti. Il tempo di realizzazione di un personaggio può arrivare anche fino ad un anno, che sia per acrobazie circensi, la performance di un clown o di un fachiro.
I mezzi di intrattenimento tecnologico stanno penalizzando sempre più gli artisti di strada. Quando l’immagine televisiva o il suono radiofonico non la facevano da padrone, la strada era il vero luogo di svago, incontro, divertimento e relazione sociale. I festival sono rimasti gli unici luoghi di vera espressione dell’artista di strada. Ce ne sono molti in tutto il mondo. Vi partecipano artisti di ogni genere. Quelli più famosi e retribuiti e quelli definiti ”off”, che, quando arriva il loro turno, si esibiscono nel posto che al momento gli viene assegnato. Quelli che vivono con ciò che noi, alla fine dello spettacolo, mettiamo nel “cappello”.
La bellissima costante che però accompagna tutti gli spettacoli ai quali ho potuto assistere è la poca importanza che viene data alla quantità di denaro contenuta nel cappello, l’importante è che ci sia stata poesia, felicità e senso di libertà.

La normativa

La prima legge che regolasse gli artisti di strada la troviamo nell’antica Roma nel 462 a.C. Le leggi delle dodici tavole prevedevano, come forma di reato, eseguire (pubblicamente) delle parodie o canti diffamatori nei confronti di qualcuno. La sanzione era la morte.
Negli Stati Uniti e nell’Unione Europea la tutela garantita alla libertà di parola è estesa alle forme artistiche proposte da tali artisti. Negli Stati Uniti i luoghi tipici per manifestazioni di tal genere sono i parchi, le piazze, i marciapiedi.
Nel Regno Unito alcune città regolano, attraverso una specifica normativa, l’attività degli artisti di strada. In alcuni casi vi è l’obbligo di prendere una licenza, dietro un’audizione. In altri casi è sufficiente la richiesta di un permesso unicamente nel caso di amplificatori o vi è il divieto di superare determinati limiti di volume. È generalmente riconosciuto il divieto di protrarre tali manifestazioni artistiche oltre una certa ora. Vi è un divieto di eseguire spettacoli che possano offendere la morale pubblica e che, in alcuni casi, possono comportare la consumazione di illeciti anche di natura penale.
Per quanto riguarda l’Italia, l’abrogazione nel 2001 dell’articolo 121 del TULPS, che disciplinava l’esercizio di tale attività attraverso l’iscrizione degli artisti di strada in appositi albi presso il loro comune di residenza, aveva di fatto creato un vuoto legislativo. Ogni amministrazione comunale riempiva come meglio crede tale vuoto legislativo rendendo il panorama frammentato e variegato.
Con Il decreto ministeriale del 28/02/2005, lo spettacolo di strada entra a far parte dell’elenco delle attrazioni e dei trattenimenti dello spettacolo viaggiante permettendo di realizzare l’attività artistica di strada in forma di esercizio commerciale ottenendo una licenza di esercizio, strumento prezioso, ma che non vieta all’artista di continuare ad operare come in passato. Quel passato privo di regole che, a detta di molti, uccidono lo spirito di strada.

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